Tumore alla prostata: sintomi, diagnosi e cura


12/07/2021

Cause del tumore alla prostata - Epidemiologia

Il cancro alla prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione di sesso maschile.

È, infatti, attualmente la seconda neoplasia solida più frequente nell’uomo e rappresenta circa il 15% di tutte quelle diagnosticate.

Il fattore primario di rischio è l’età. L’età media al momento della diagnosi è di 65 anni, mentre è raro negli uomini al di sotto dei 40.

Altri fattori che rivestono un ruolo importante nell’insorgenza di questa patologia sono:

  • La familiarità
  • La dieta occidentale
  • La razza e lo stile di vita
  • L’obesità e/o il diabete
  • L’infiammazione della prostata (la prostatite potrebbe essere collegata ad un aumentato rischio di tumore a questo organo).

 

Diagnosi tumore alla prostata

L'estrema diffusione del tumore alla prostata e le ottime possibilità di guarigione definitiva nelle fasi inziali sottolineano l'importanza di una diagnosi precoce, che però risulta molto frequentemente di tipo incidentale, essendo tale patologia asintomatica nella maggior parte dei casi.
Per questo motivo è consigliabile sottoporsi, dopo i 40 anni, a una esplorazione rettale e a un esame ematochimico volto a valutare il PSA, l’Antigene Prostatico Specifico.

La procedura dell’esplorazione rettale è minimamente invasiva e consente di valutare le dimensioni, la forma e la consistenza della prostata attraverso la palpazione della stessa e dei tessuti circostanti.

Nel caso di sospetto tumore o nel caso si presentino i sintomi, la risonanza magnetica della prostatarappresenta una particolare tipologia di esame RM, che prevede l’acquisizione di immagini multiple della ghiandola in oggetto, ciascuna delle quali fornisce differenti informazioni anatomiche, strutturali e funzionali.

 

Risonanza magnetica multiparametrica della prostata: come si esegue

Per lo studio multiparametrico della prostata con RM è necessaria una specifica apparecchiatura di ultima generazione, operante ad elevata intensità di campo magnetico (almeno 1,5 Tesla) e con una particolare dotazione hardware e software.

Data la complessità dell’esame, sono state codificate delle linee guida internazionali, definite PI-RADS, per l’esecuzione e la refertazione.

Grazie a queste indicazioni si può effettuare una valutazione oggettiva delle lesioni prostatiche, assegnando loro un punteggio compreso tra 1 e 5.
I parametri individuati rappresentano, quindi, un indice di probabilità che queste costituiscano una neoplasia prostatica aggressiva: maggiore è il punteggio PI-RADS, maggiore è la probabilità che il nodulo sospetto sia un tumore maligno. L’accuratezza con cui è possibile individuare tale tipo di lesioni (in forma aggressiva) è compresa tra l’84% e il 90%.

Il dato più significativo inoltre è l’elevato valore predittivo negativo (94%). Il che significa che se l’esame risulta negativo, vi è un’elevata probabilità (superiore al 90%) di non avere una neoplasia aggressiva.

La RM multiparametrica è oggi considerata la metodica di diagnostica per immagini più efficace nello studio della prostata.

 

Biopsia prostatica fusion

La tecnica bioptica standard, nel sospetto di un tumore della prostata, prevede l’esecuzione di biopsie prostatiche sotto guida ecografica, mediante prelievi sistematici sui diversi settori della ghiandola, senza però la possibilità di poter mirare, con l’imaging, l’area da campionare.

Ciò è dovuto principalmente alla bassa accuratezza dell’ecografia utilizzata durante la biopsia.

I limiti della tecnica bioptica standard sono pertanto rappresentati dalla possibilità di mancato campionamento, campionamento solo parziale o di lesioni non significative.

Una soluzione a questi problemi è data dalla tecnica biopsia di “fusione”, la quale è in grado di:

  • utilizzare le immagini RM per mirare l’esecuzione dei prelievi delle biopsie ecoguidate,
  • combinare la precisione della risonanza multiparametrica nell’identificare le lesioni neoplastiche, con la semplicità e l’ottimale rapporto costo-beneficio della biopsia ecoguidata.

Per eseguire tale tipo di esame vengono, quindi, utilizzati sistemi in grado di fondere e co-registrare le immagini della risonanza multiparametrica con le immagini ecografiche ottenute in tempo reale.

 

Terapia

Attualmente il trattamento più frequente nel caso di una neoplasia prostatica non metastatica è l’intervento chirurgico robotico, che consiste nell’asportazione completa della ghiandola prostatica, delle vescicole seminali e, laddove vi sia indicazione, dei linfonodi loco-regionali.

A differenza dell’intervento a cielo aperto, consente di operare con un ingrandimento fino a circa 20 volte superiore e con una visione a 3 dimensioni.

Inoltre, sempre a differenza della tecnica laparoscopica classica, la visione intraoperatoria robotica permette al chirurgo di apprezzare la profondità di campo e riconoscere anche i più piccoli dettagli anatomici, eseguendo l’intervento con una accuratezza significativamente maggiore.

Grazie a questi vantaggi è possibile ottenere dei risultati oncologici paragonabili all’intervento a cielo aperto, garantendo tuttavia una migliore e più rapida ripresa funzionale con tempi di degenza, recupero e perdite ematiche significativamente inferiori.

 

Asportazione della prostata: le conseguenze

L’intervento chirurgico, nella maggioranza dei casi, risulta essere curativo e le sequele come l’incontinenza urinaria sono molto meno frequenti rispetto al passato.

Grazie alla tecnica “nerve-sparing”, che preserva i nervi deputati all’erezione, inoltre, la maggior parte dei pazienti sottoposta a tale intervento può recuperare la propria funzione erettile in maniera completa.

 

La prevenzione per i tumori è importante e può fare la differenza!

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