Medicina Nucleare

Che cos’è la medicina nucleare?

La medicina nucleare è quella branca della medicina che utilizza sostanze radioattive chiamate radiofarmaci o radionuclidi a scopo diagnostico ma anche terapeutico. Il centro IRMET di Torino è la struttura sanitaria Affidea specializzata nella medicina nucleare e nella diagnostica PET CT, applicata in ambito oncologico, cardiologico e neurologico.

 

Come si svolge l’esame?

Al paziente viene somministrata una piccola quantità di radiofarmaco legato ad una molecola trasportatrice che raggiunge gli organi e i tessuti da studiare. Successivamente, il radiofarmaco, entrato nel normale metabolismo cellulare senza alterarlo, emette delle radiazioni; queste radiazioni vengono captate dai tomografi medico nucleari, trasformati in segnali elettronici e trasferiti su computer che, attraverso complessi programmi, a loro volta producono le immagini diagnostiche.
Allo stesso modo, i trattamenti terapeutici medico-nucleari (le cosiddette terapie radio metaboliche) vengono eseguite attraverso la somministrazione di radionuclidi legati a molecole trasportatrici che si legano ai tessuti patologici ed emettono le radiazioni ionizzanti, contribuendo così alla distruzione del tessuto malato e risparmiando per grande parte i tessuti sani circostanti.

 

Quante tipologie di radiofarmaci vengono utilizzate in medicina nucleare?

Le indagini diagnostiche di medicina nucleare si differenziano tra di loro per i radiofarmaci utilizzati che vengono scelti di volta in volta in base all’organo da studiare e alla patologia.
In medicina nucleare vengono usati diversi radionuclidi per la marcatura dei radiofarmaci. I radionuclidi più impiegati a scopo diagnostico sono il Tc-99m (tecnezio 99 metastabile che deriva dal decadimento del molibdeno 99, prodotto mediante un reattore nucleare) e il 18-F (Fluoro-18, prodotto mediante un ciclotrone).
Le indagini di medicina nucleare si differenziano tra di loro non solo per il radiofarmaco che si utilizza, ma anche a seconda delle apparecchiature impiegate. In particolare, radiofarmaci marcati con radionuclidi emettitori di fotoni singoli vengono rivelati mediante gamma camera, apparecchiatura per l’acquisizione di immagine scintigrafiche statiche. I radiofarmaci marcati con radionuclidi emettitori di positroni vengono rivelati, invece, mediante Tomografo ad Emissione di Positroni (PET).

 

Che cos’è la PET?

La PET, tomografia ad emissione di positroni, è una tecnica basata sull’impiego di radiofarmaci marcati con radionuclidi che decadendo emettono positroni. Le applicazioni principali sono in campo oncologico, neurologico e nello studio della patologie flogistiche.

Attraverso la PET si ottiene una valutazione metabolica dell’organo che si vuole studiare, a differenza della radiologia che produce informazioni morfologiche.
I radiofarmaci PET sono numerosi e quelli più frequentemente impiegati nei centri di medicina nucleare sono:

18-F-FDG
18-F-FCH
18-F-FDP

Meno diffusi sono invece l’Amiloide e il 67-Ga-DOTATOC.

Quando parliamo di PET dobbiamo oramai parlare di PET-CT; si tratta di macchine ibride in cui sono associati due tomografi, un tomografo PET e un tomografo TC.  Si ottengono in questo modo immagini estremamente precise in cui, oltre all’informazione di tipo metabolico, otteniamo anche un’informazione di tipo morfologico. La PET–CT permette, quindi, di ottenere esami estremamente sensibili.

18-F-FDG Il fluorodeossiglucosio è un analogo del glucosio; il suo nome chimico completo è 2-fluoro-2-deossi-D-glucosio FDG.  Il fluoro-18 è un radioisotopo in grado di emettere positroni rilevabili dalla PET.

 

Qual è il funzionamento della PET con 18-F-FDG?

La PET-CT con FDG permette di studiare in modo preciso il “funzionamento” della maggior parte dei tumori ma anche di molte forme di infezione o di infiammazione.

Il principio è il seguente: tutte le cellule che presentano attività metabolica elevata (come le cellule neoplastiche ma anche le cellule dell’infiammazione) sono avide di glucosio. Per cui, utilizzando un analogo del glucosio e cioè il 18-F-FDG, riusciamo a mettere in evidenza le cellule che - avide di glucosio- lo accumulano, emettendo così un segnale che sarà rilevato dalla PET.

L’esame si ottiene attraverso la somministrazione endovenosa di una piccola quantità di FDG; dopo un’ora di attesa il paziente viene fatto accomodare sul tomografo PET, vengono captate le emissioni di positroni, e quindi prodotte le immagini della distribuzione del tracciante.

 

A cosa serve la PET in ambito oncologico?

La PET con FGD in oncologia si usa per caratterizzare lesioni non altrimenti interpretabili (per esempio noduli polmonari), per completare lo studio di neoplasie note (stadiazione) prima di iniziare i trattamenti, per rivalutare la risposta alla terapia dopo i trattamenti (ristadiazione), nel sospetto di recidiva dopo la terapia (incremento dei markers), nel monitorare l’efficacia del terapia, nel pianificare i trattamenti radioterapici per meglio definire i volumi da trattare. Le richieste diagnostiche più appropriate riguardano i seguenti aspetti:

  • Valutazione dell’estensione della neoplasia o stadiazione (studio della estensione locale o loco- regionale, ed identificazione delle metastasi a distanza);

  • Valutazione della sospetta recidiva (sulla base di dati clinici, biochimici o strumentali) e ristadiazione in presenza di ripresa di malattia, al fine di pianificare un corretto trattamento terapeutico;

  • Monitoraggio della terapia (valutazione della risposta dopo chirurgia, radioterapia o chemioterapia)